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Se ti stai chiedendo se il canto è l’attività ideale per tuo figlio, questa è l’intervista giusta per te. Il canto aiuta nello sviluppo generale dell’individuo, in particolare migliora le capacità emotive; la musica diventa educativa come precisa Celestina Maxia, insegnante di canto che da tanti anni si occupa di didattica musicale rivolta ai bambini. Nel coro i bambini imparano la condivisione, lo scambio interpersonale e il confronto. Inoltre Celestina ci svela i segreti delle sue lezioni e ci consiglia attività e giochi musicali per i nostri bambini. Buona lettura!

Quali benefici può apportare il canto nella formazione di un bambino?

La pratica musicale, stimola varie reazioni a livello cerebrale, che semplificando, si traducono nel miglioramento e potenziamento dello sviluppo generale del bambino. Il canto, in particolare, coinvolgendo anche la sfera del linguaggio, è sicuramente di grande aiuto nello sviluppo generale dell’individuo. Con la pratica musicale, si coinvolgono diverse parti del cervello, e laddove le attività sono diversificate in maniera opportuna, attraverso il canto, si migliorano le capacità emotive, per quello che riguarda per esempio il controllo della respirazione, maggiormente evidente se alla pratica del canto è affiancata una pratica strumentale o motoria semplice. Quando poi la pratica musicale è quella di gruppo, che personalmente ritengo ideale per il bambino, oltre ad essere fonte di benessere individuale per l’aspetto conviviale, nello stare insieme attraverso la musica si impara ad uniformarsi a movimenti e regole comuni, a dare il proprio apporto in relazione ad un progetto comune. La musica infatti impone per natura ritmi precisi, e praticata alla lunga, diventa educativa, imponendone il rispetto di questi.

A quanti anni si può cominciare a studiare canto?

Lo studio della musica, inteso come pratica convenzionale e apprendimento di nozioni, sicuramente richiede una maturità cognitiva al pari di qualsiasi altra disciplina. Quello che invece non ha limiti di età, per quello che riguarda il primo approccio, è un percorso formativo che miri allo sviluppo delle capacità percettive. Quando queste sono infatti ben sviluppate, lo studio della disciplina musicale, diventa solo una questione “tecnica”. Il canto è sicuramente il primissimo mezzo con cui ci si deve impratichire, essendo la voce lo “strumento musicale” che l’uomo ha già in sé! L’apprendimento della disciplina “musica”, poi, dipende sicuramente da come viene proposta: deve essere adeguata all’età del bambino, e quindi allo sviluppo intellettuale e fisico.

Quali tipi di attività musicali programmi a seconda della fascia di età dei tuoi allievi?

Le varie età dei miei allievi mi costringono a sperimentare sempre attività diversificate, anche se tante volte l’obiettivo è lo stesso. Le proposte cambiano nella scelta dei testi, e magari nella difficoltà anche in base al livello da cui partono. Penso sempre ad attività che li incuriosiscano, li coinvolgano, o addirittura li divertano. Cerco sempre di non avere punti fissi nelle mie lezioni, ma semmai “spunti fissi”, da sviluppare con loro, nel costruire le lezioni. Non è facile, per me, partire dalla giusta idea, ma una volta trovata, diventa tutto molto stimolante, anche per me.

Come si svolge una tua lezione?

La mia lezione ha diversi momenti e non sempre è uguale, nemmeno nello schema. C’è sempre un punto d’inizio in cui ci salutiamo; poi solitamente lascio a questo momento le attività più impegnative, per cui inserisco una nuova attività, che può essere un nuovo brano o una parte di esso da studiare. Poi passo ad attività più leggere, come un gioco musicale, un canto che a loro piace in modo particolare. Verso la fine della lezione, facciamo un ripasso di canti o attività particolarmente gradite al gruppo. La mia attenzione è che la fine della lezione deve arrivare inaspettata, devo sentirmi dire “abbiamo già finito?”; al contrario mi pongo delle domande se mi chiedono “quando finiamo, che ore sono…” Questo è segno che la lezione non era interessante!

Che benefici ci sono dal punto di vista pedagogico in una lezione corale? E i tuoi allievi come vivono l’esperienza corale?

Come accennavo prima, l’attività di gruppo, quindi anche quella corale, è il punto centrale del mio lavoro. Credo fermamente nel valore del lavoro collettivo, soprattutto per i bambini, dove la condivisione, lo scambio interpersonale, il confronto, sono alla base dello sviluppo individuale. La lezione frontale, ha sicuramente un valore importante per il rapporto con l’insegnante, con il quale si deve instaurare un rapporto più stretto, ma nel gruppo, si impara a stare insieme. Nel Coro, questo aspetto è uguale, ma rafforzato dalla necessità di porre la propria persona al servizio di un risultato ottimale comune. Dico sempre ai miei allievi che loro sono come i mattoni di un muro: dove uno non sta al suo posto, si vede il buco! Nel coro vige anche la regola della compensazione: loro sanno che ognuno di loro deve dare qualcosa, perché chi più chi meno, contribuisce al risultato finale! Spesso nasce e si sviluppa una certa competitività, che io cerco sempre di dirottare verso lo spirito di gruppo in cui ci si aiuta. A volte riesco, a volte no!

Che importanza dai alle rime e alle filastrocche per stimolare la sensibilità musicale nei bambini?

Rime e filastrocche, storie di ogni genere, sono alla base del mio lavoro, soprattutto con i più piccoli, ma fonte sempre utile anche per il lavoro con i più grandi. Il lavoro sulle sillabe, sugli accenti, di cui questo materiale è ricco, offre mille spunti per sviluppi di ogni genere, soprattutto in campo ritmico. E dove non trovo materiale pronto, cerco di produrlo da me, o con la collaborazione dei miei allievi.

Quali giochi ci consigli per incentivare i bambini all’ascolto dell’ambiente circostante e per insegnare loro a distinguere i suoni dai rumori?

La differenza tra suono e rumore, è un argomento controverso, che io evito, di solito nelle mie lezioni. C’è un coinvolgimento scientifico fisico, nella definizione di questa differenza che è sicuramente oltre che difficile, anche inutile ai fini didattici, pretendere di spiegarlo ai bambini. Spesso il rumore, viene descritto come qualcosa di “spiacevole” all’orecchio, al contrario del suono che non lo è. Ma questo “giudizio” non può essere obiettivo, in quanto non per tutti lo stesso tipo di “evento acustico” può essere spiacevole. Allora, onde evitare di incorrere in questi equivoci, preferisco fare la distinzione dei suoni in altri aspetti, per esempio, forti e deboli, lunghi e corti, acuti e gravi… Parto dall’osservazione di suoni comuni, come i versi degli animali, i suoni intorno all’ambiente… Faccio concentrare l’attenzione sul silenzio, ad esempio: ascolta cosa senti/ cosa di più, cosa di meno/ quale suono si interrompe e quale continua… Da lì a stendere una partitura di quello che si ascolta il passo è breve e lo sviluppo di un simile punto di partenza è infinito. Ci sono tanti giochi che mirano proprio all’esplorazione del mondo sonoro, e partono proprio tutti dall’ascolto e dalla catalogazione.

Qual è stata la più grande soddisfazione nella tua carriera come insegnante di canto?

La mia più grande soddisfazione a livello professionale come maestra di coro… non saprei… Dovrei pensare a momenti pieni di emozione nel corso dei miei quasi trent’anni di attività! Mi sono commossa tante volte durante le performance dei vari gruppi con i quali ho collaborato. Potrei elencarne tante e cambiare idea, sull’attribuzione del podio, tante volte. Forse mi fermerei sicuramente alla più recente, quella che mi ha dato enorme soddisfazione, è stato il risultato ottenuto nel 2019, quando con il coro ci siamo esibiti a Disneyland Paris. E’ stata una soddisfazione a 360 gradi, in quanto era coinvolta l’intera sfera personale che mi riguarda: quella professionale, quella emotiva e affettiva. Era infatti per me importante esibirmi su un palco Internazionale con il mio coro, dopo aver superato i provini, ma era importante farlo lì, in un posto che amo in modo speciale; era bello esserci con la mia famiglia, mia figlia sul palco con me ed ero felice di aver convinto le famiglie dei mie allievi a fare questa esperienza con me: avevo un desiderio profondo di condividere dal vivo con i miei bimbi, la bellezza magica di un luogo così perfetto per loro, dopo aver raccontato tante volte dei miei precedenti viaggi lì. Avevo promesso più volte “ un giorno vi ci porto…”. E al rientro, ho potuto affermare la mia felicità di averlo realizzato nel migliore dei modi, in quanto arricchita, anche dal meraviglioso legame umano che si è creato in quei quattro giorni, con le famiglie. La musica ci ha dato questa opportunità, e io attribuisco alla mia fortuna di aver scelto questa strada, diventata una professione, in modo quasi ignaro, visto che la scelsi per pura passione.


Celestina Maxia, ha studiato Organo e Composizione Organistica presso il Conservatorio di Cagliari. Dopo alcuni anni di attività come organista e insegnante di pianoforte, ha rivolto i suoi interessi verso la didattica vocale e la direzione di coro, specializzandosi in queste discipline con diversi affermati insegnanti. Diplomatasi nel 2003 in Didattica della Musica sempre presso lo stesso Conservatorio di Cagliari, ha intanto diretto alcuni cori sia di adulti che di bambini, in ambito privato e scolastico. Attualmente, oltre essere direttrice artistica e docente dell’Associazione Laetemur Musica, svolge attività didattica come insegnante di pianoforte per bambini e realizza progetti di propedeutica musicale presso le scuole, dedicandosi continuamente alla ricerca in campo didattico e producendo composizioni corali di vario utilizzo. A questo proposito nel 2014 è stata pubblicata la sua composizione “Matrimonio” (su testo di Gianni Rodari), nella raccolta “Giro Giro Canto”, che comprende le migliori composizioni contemporanee italiane per coro di voci bianche.

Ringrazio Celestina Maxia per aver risposto alle mie domande. Se vuoi contattarla per chiederle informazioni sulla sua scuola di canto:

Celestina Maxia
tel.3470656640
e.mail cele.max@tiscali.it
www.laetemurmusica.altervista.org

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